Ci presentiamo.

Siamo un gruppo di ex pazienti di Sana Vita e loro genitori.
La conclusione della lunga fase preliminare del processo a carico degli operatori di Sana Vita e di Forum Crisalide, ha a parer nostro sancito l’esistenza di crepe in una costruzione dei fatti, che l’accusa pretendeva monolitica e inattaccabile.
Non intendiamo nascondere, anzi riaffermiamo con orgoglio e gratitudine, che la nostra esperienza del protocollo di Waldo Bernasconi e della sua applicazione è stata positiva, e che non riconosciamo in esso nessuno dei risvolti criminali individuati nella costruzione dell’accusa.
Abbiamo percepito in questa vicenda giudiziaria un intenzionale ed incomprensibile distacco dalla realtà della malattia: questa non è mai entrata nello spirito dell’indagine, anche quando la sua drammaticità era manifesta nelle testimonianze, persino d’accusa, raccolte dagli inquirenti.
Di più, nella fase dibattimentale fin qui svolta, abbiamo visto l’accusa continuare con pervicacia nella strada della sottovalutazione del dramma vissuto dai pazienti e dalle famiglie, sottovalutazione sfociata fatalmente nella irrisione degli operatori e, ciò che è imperdonabile, delle vittime della malattia.

Perché questo sito.

Perché abbiamo constatato che la strada giudiziaria, che peraltro seguirà il suo naturale flemmatico corso, non è adeguata a rendere manifesta e comprensibile la realtà in tutta la sua complessità; e soprattutto, con il carico di rancori e recriminazioni che trascinerà, non potrà essere una occasione di maturazione e consapevolezza per tutte la persone che vi si trovano coinvolte.
Perché assistiamo con preoccupazione al danno irreparabile provocato dai media (giornali, e soprattutto televisione) con una gestione della notizia in cui vediamo assenti documentazione, approfondimento, ragionamento, e invece presente unicamente l’obiettivo dello scoop scandalistico a buon mercato.
Perché il danno non è solo degli accusati, la cui esistenza è stata ingiustamente schiacciata, e ai quali, senza possibilità di difesa, la gogna mediatica, sapientemente alimentata, vuole togliere persino la dignità.
Perché il danno non è solo dei ragazzi che nel percorso sono guariti dalla malattia e che a causa dell’acritico chiasso mediatico possono drammaticamente vedere compromesso il ritrovato equilibrio.
Perché il danno, se possibile ancora più grave, è di quanti, non essendo usciti dalla prigione della malattia, pensano di trovare illusoria conferma che allora tutto il loro male è colpa di questo e quest’altro, e si avviluppano in un turbine di recriminazioni, social network incendiari in cui le opinioni si creano si sostengono e si ingigantiscono reciprocamente, allontanando sempre più l’uscita dal tunnel.
Vogliamo parlare e capire.
Parlare con tutti quelli che lo vorranno, in forma palese o riservata non importa.
Parlare dell’esperienza di malattia, dello sconvolgimento portato nella vita dei ragazzi e delle loro famiglie.
Parlare dei tentativi terapeutici, riusciti o no, e cercare di portare alla superficie gli sforzi, i dolori, i successi e gli insuccessi, le paure, le difficoltà, le speranze.
Parlare di Waldo Bernasconi, del suo metodo, di Sana Vita e di Forum Crisalide, e non importa se saranno insulti e rimproveri, purché si parli e ci si renda conto che ci si parla tra esseri umani che vogliono rispettata questa loro imprescindibile condizione.
Capire, soprattutto capire perché una identica esperienza è stata vissuta in modo tanto diametralmente diverso da ragazzi che avevano tutto in comune; questo è l’aspetto che ci è più incomprensibile, e desideriamo sinceramente venire a capo di questa insanabile contraddizione.

Cosa ci ripromettiamo.

Non intendiamo sostituirci al processo che si terrà nel Tribunale di Como. Lì vi sarà spazio per svolgere esaurientemente le nostre argomentazioni e ottenere, lo speriamo, giustizia.
Quindi non è questo lo scopo del sito.
Non vogliamo convincere nessuno. Ci auguriamo che dal confronto sincero sia almeno possibile comprendere le reciproche posizioni, consapevoli del fatto che un processo di maturazione è inevitabilmente faticoso e potrà anche per alcuni portare ad un doloroso rovesciamento di posizioni e che questo potrà riguardare tutte indistintamente le posizioni, sia favorevoli che avverse.
E ci auguriamo anche che, a prescindere da quello che potrà essere l’esito giudiziario, si possa alla fine riconoscere che gli operatori tutti hanno sempre cercato, in completa buona fede di intenti, di lavorare per (e non contro) i pazienti, e restituire loro dignità ed onore.

Con amicizia,

Il Comitato